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sabato 12 gennaio 2013

VETRO MURRINO. DA ALTINO A MURANO

A Venezia è stata inaugurata la mostra "Vetro murrino. Da Altino a Murano" che si articola in due parti in modo da mettere a confronto i vetri ritrovati di epoca romana e quelli moderni, in sedi differenti: la prima sezione nel Museo Archeologico di Altino e la seconda nel Museo del Vetro di Murano.
La mostra parla di quella tecnica vecchia di tre millenni che consiste nel creare superfici di vetro come piatti, vasi e ciotole tramite l'accostamento delle "murrine". 


Le murrine sono delle perline o tessere di vetro colorato monocromo o policromo ottenute tramite la sezione di lunghe canne di vetro. I diversi colori all'interno della canna sono dati dalla sovrapposizione di strati differenti di vetro durante la preparazione. Per ottenere i disegni invece (come i fiori) si deve posizionare il pastone di vetro molle in determinati stampi per poi proseguire a ricoprirlo con altri strati.

Il termine "murrino" è nato verso la fine del XIX e indica sia le murrine che gli artefatti composti da murrine. Le prime tracce di questa tecnica risalgono al 1500 a.C. in Mesopotamia. Sembra che nel 61 a.C. Pompeo importò a Roma dei vasi in "murrha" che furono esposti nel tempio di Giove.

 Questi vasi erano profumati, forse per le resine usate nella lavorazione o forse perché contenevano profumi, e per questo motivo il termine "murrina" potrebbe derivare da "myrra" o  mirra, profumo. L’apice di questa lavorazione si ebbe in epoca romana tra il I secolo a.C. e il I secolo d.C. nella regione “Venetia e Histria”, che va da Adria fino ad Aquileia. Durante il Medioevo tale tecnica andò perduta ma verso la fine del XIX secolo i maestri vetrai veneziani ripresero la tecnica realizzando prodotti che imitavano i murrini romani presso la vetreria Salviati ad opera di Vincenzo Moretti.

Foto da Flickr  AttribuzioneNon opere derivate Alcuni diritti riservati a Roxelo Babenco

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